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MARIETTI 1820 2020
SALA STAMPA

MARIETTI 1820, DUE SECOLI DI STORIA IN TREDICI DATE


TORINO

1820

Giacinto Marietti apre una libreria in via Po

1825

Alla libreria si aggiunge una tipografia

1851

La tipografia riceve da papa Pio IX la Patente Pontificia

1861

Muore Giacinto Marietti. L’impresa passa al figlio Pietro

1875

Muore Pietro Marietti. Tipografia e casa editrice passano al figlio Consolato

1909

Edoardo Marietti succede al padre Consolato

1942

L‘azienda viene distrutta da un bombardamento

CASALE MONFERRATO

1946

La casa editrice rinasce a Casale Monferrrato (Alessandria). L’attività viene affidata ai figli di Edoardo: Gian Piero, Annibale e Felice

1980

La direzione di Marietti viene assunta dal sacerdote genovese don Antonio Balletto

GENOVA

1986

Marietti si trasferisce a Genova

MILANO

2002

La casa editrice trasferisce la sede operativa a Milano e conserva a Genova la sede sociale

GENOVA

2013

Dopo il periodo milanese, Marietti torna a Genova

BOLOGNA

2017

Marietti viene acquisita dal Centro Editoriale Dehoniano e si trasferisce a Bologna


MARIETTI 1820, DUE SECOLI DI STORIA IN TREDICI TAPPE


Giacinto Marietti libraio e tipografo a Torino


Nel 1820 Giacinto Marietti apre a Torino una libreria in via Po, sotto gli archi della Regia Università. In quello stesso anno, Alessandro Manzoni pubblica “Il conte di Carmagnola“ e Gioacchino Rossini debutta a Napoli con l’opera “Maometto II“. La città campana è in subbuglio per i moti insurrezionali che inaugurano la stagione risorgimentale; a Milano vengono arrestati i carbonari Pietro Maroncelli e Silvio Pellico e una “rivoluzione piemontese“ è in gestazione.

Sei anni prima, nel 1814, Vittorio Emanuele I, dopo un lungo esilio, aveva solennemente fatto ritorno a Torino percorrendo a cavallo via Po fino al Castello. Bonaparte aveva abdicato ed era stato esiliato all’isola d’Elba, mentre il Congresso di Vienna aveva reinsediato le dinastie spodestate dalla stagione napoleonica.

Proprio con il privilegio di Vittorio Emanuele I, nel 1825, cinque anni dopo l’apertura della libreria, Giacinto Marietti inaugura anche una tipografia. La capitale sabauda conta allora circa 100.000 abitanti; salvo poche eccezioni, la produzione degli stampatori torinesi è di carattere locale, orientata a soddisfare le esigenze di una clientela consolidata, soprattutto universitaria, religiosa e scolastica. Il severo controllo della censura non incoraggia progetti più audaci, anche se non impedisce a Torino di qualificarsi come uno dei più importanti centri di smistamento per il commercio di libri con la Francia e la Svizzera.


Opere religiose e innovazioni tecniche

Nell’arco di due decenni l’azienda di Giacinto Marietti si colloca all’avanguardia anche grazie alla sperimentazione di un nuovo metodo di stereotipia, il procedimento che consente di ottenere una lastra unica di piombo da una composizione a caratteri o righe mobili. L’invenzione, che porta il nome di Giuseppe Giozza di Chivasso, è destinata a diffondersi con successo.

Accanto alla stampa e alla vendita di libri, Giacinto Marietti si impone anche sul mercato editoriale con le riflessioni di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, l’opera completa del letterato gesuita del Seicento Daniello Bartoli e testi scolastici di larga diffusione. Esprimendo una visione editoriale, commerciale e tecnologica anticipatrice, attraversa senza difficoltà il passaggio dalla tipografia artigianale all’editoria industriale negli anni in cui i cambiamenti sociali e politici fanno emergere i profili di nuovi lettori – le donne, i bambini e le classi operaie – e il romanzo si afferma come forma di espressione letteraria della società borghese.

Nascono, proprio in questi decenni, numerose case editrici ancora oggi in attività. In Gran Bretagna, Collins (1819); a Parigi, Hachette (1826), Garnier (1833), Charpentier (1838) – che diventerà Fasquelle e poi Grasset – e Plon (1854); in Germania, Bertelsmann (1835) e Springer (1842). In Italia giungono dalla Germania i Loescher di Lipsia, che iniziano l’attività proprio a Torino nel 1867; a Milano gli svizzeri Hoepli, a Venezia i Muenster, a Genova i Beuf, a Napoli i Detken. I francesi Le Monnier si insediano a Firenze nel 1843.


Pio IX e la Patente Pontificia

Nel 1851 la tipografia Marietti riceve da papa Pio IX la Patente Pontificia e viene rinominata Editrice Tipografica della Santa Sede e della Congregazione dei Riti.

Alla morte del fondatore Giacinto, nel 1861, anno di nascita del Regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele II, l’azienda passa nelle mani del figlio Pietro, che, in virtù della sua “intraprendenza“ e “perizia tecnica“, viene invitato a Roma per dirigere la Tipografia di Propaganda Fide, da lui riorganizzata fino a farla diventare nel 1865 la Tipografia Poliglotta Vaticana.

L’attività tipografica e quella editoriale di Marietti procedono in parallelo, accomunate da una produzione essenzialmente liturgica. Pietro Marietti dà il proprio nome alla Tipografia nel 1862; negli ultimi anni di vita, rimasto vedovo, abbraccia lo stato ecclesiastico e dopo la sua morte, nel 1875, la casa editrice passa al figlio Consolato, che prosegue l’attività con una produzione quasi esclusivamente religiosa, liturgica e scolastica.

Nel 1886 il nome dell’attività muta in Tipografia pontificia e arcivescovile. Solo quattro anni dopo, nel 1870, l’artiglieria italiana apre una breccia a Porta Pia e occupa ciò che resta dello Stato Pontificio. Il figlio di Consolato Marietti, Edoardo, succede al padre nel 1909; prende le redini della Tipografia Poliglotta di Propaganda Fide e, sei anni dopo, alla vigilia della prima guerra mondiale, ricompone le attività editoriali del padre e del nonno.


Testi scolastici e libri per ragazzi

L’enciclica Rerum novarum di papa Leone XIII (1891) inaugura una nuova stagione di riflessione sociale. Il mondo cattolico è attraversato dal movimento riformista del modernismo e gli inizi del Novecento si rivelano ricchi di fermento.

Nonostante i riflessi negativi della grande depressione economica del 1929 e l’opera di censura e controllo intrapresa dal fascismo, per i cattolici non si interrompe una fase di ripresa editoriale, soprattutto nel settore scolastico. Tra le case più attive di questo periodo, accanto a Vita e pensiero, Morcelliana, Civiltà Cattolica, SEI, Edizioni Paoline, c'è Marietti, che proprio negli anni Trenta decide di scommettere anche sulla letteratura per ragazzi, acquisendo da Gautier-Languereau i diritti di traduzione italiana per una ventina di volumi della «Bibliothèque de Suzette», che escono a partire dal 1932. A questa collana di provata moralità attingono anche Salani, Picco & Toselli e Artigianelli.

Problemi di distribuzione sul territorio nazionale, prezzo non concorrenziale (nel 1932 un Suzette-Marietti costa 5 lire, contro le 3 della collana Salani) e una veste grafica dei volumi assai modesta non consentono alla collana di Marietti di sfondare. Languereau non rinnova il contratto con l’editore torinese, mentre Ettore Salani si aggiudica ben 54 titoli Suzette, con i quali farà la fortuna della collana «Biblioteca dei miei ragazzi».


Dopo la guerra, Marietti rinasce nel Monferrato

Distrutta da un bombardamento nel 1942, la casa editrice viene ricostituita alla fine della guerra, nel 1946, a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, e l’attività viene affidata ai figli di Edoardo: Gian Piero, Annibale e Felice.

Nel 1948 Marietti inizia l'impresa di pubblicare l’edizione Leonina in latino dell’opera omnia di Tommaso d’Aquino, considerata da Leone XIII una base del rinnovamento della filosofia cristiana. Il progetto non giunge purtroppo a compimento poiché viene interrotto nel 1969, anche se nel frattempo vengono edite le opere maggiori.

Gli anni Sessanta segnano mutamenti significativi in tutti i campi, compreso quello religioso. Il concilio ecumenico Vaticano II, inaugurato nel 1962 da Giovanni XXIII e concluso nel 1965 da Paolo VI, proietta di colpo l’editoria cattolica in un nuovo clima da interpretare. Sono gli anni in cui nascono le case editrici EDB di Bologna, Queriniana di Brescia, Jaca Book di Milano e Gribaudi di Torino. Messali e breviari vengono ora pubblicati direttamente dalla Conferenza Episcopale Italiana e a Marietti viene a mancare un sicuro mercato di riferimento.

Agli inizi degli anni Ottanta la casa editrice attraversa una profonda crisi economica e di orientamento. La famiglia esce di scena, ma non abbandona il mondo dell’editoria; Pietro, figlio di Annibale, intraprende un autonomo percorso editoriale e nel 1992 fonda le Edizioni Piemme, cedute nel 2007 al Gruppo Mondadori, e successivamente la Atlantyca Entertainment Spa con la figlia Caterina, fondatrice a sua volta della Bao Publishing nel 2009.


Don Balletto e la «stagione genovese»

La trasformazione azionaria di Marietti vede primeggiare alcuni imprenditori liguri e la direzione editoriale viene affidata nel 1980 al sacerdote genovese Antonio Balletto (1930-2008), che dà vita al nuovo corso dell‘azienda ripensandone il progetto culturale. Amico di don Andrea Gallo, con il quale condivide battaglie progressiste e di eguaglianza sociale, Balletto si era ritirato ad Albenga negli anni Settanta dopo contrasti con l'allora arcivescovo di Genova, cardinale Giuseppe Siri.

Il Comitato editoriale del nuovo corso è composto dal “gruppo dei sette“: Antonio Balletto, Alberto Beniscelli, Vittorio Coletti, Gerardo Cunico, Lorenzo Perrone, Giovanni Podestà e Lorenzo Fazio, poi passato all’Einaudi e sostituito da Ernesto Franco. Numerosi e di rilievo i direttori di collana: Claudio Magris cura la narrativa, Adriano Prosperi si occupa della storia, Giovanni Miccoli della storia del cristianesimo. Nell’ambito degli studi religiosi portano il loro contributo Mauro Pesce, Pier Cesare Bori e Gianfranco Bonola, mentre Paolo De Benedetti ispira la linea editoriale per l’ebraismo. Altri consulenti sono Massimo Cacciari, Gianni Vattimo, Pier Aldo Rovatti e Alberto Caracciolo. Tra la fine del 1982 e l’inizio del 1983 escono i primi titoli; saranno 120 nel giro di tre anni e riguarderanno ambiti diversi: filosofia, storia, società, letteratura, teologia.

Nel 1984 inizia anche l’impresa del Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, sei volumi a cura di Francesco Traniello e Giorgio Campanini. L’opera illustra la lunga vicenda attraverso cui il laicato, mediante proprie espressioni organizzative e culturali, si è posto come componente rilevante nell'Italia nata dall'unificazione nazionale e dalla rivoluzione industriale.

A partire dal 1985 l’artista Andrea Musso inizia a collaborare con Marietti per gli aspetti grafici, affiancando e poi sostituendo Giancarlo Cancelli. L’anno successivo, nel 1986, la casa editrice si trasferisce da Casale Monferrato in una Genova colpita dalla grande crisi post-industriale.


Filosofia, letteratura e voci critiche

La produzione filosofica della stagione genovese privilegia autori centrali del pensiero europeo del Novecento come Gadamer, Ricoeur, Rosenzweig, Lévinas, Gilson, Jankélévitch, Blumenberg, accanto agli italiani Mancini, De Monticelli e Rovatti.

La collana di saggistica, nella sua dichiarata interdisciplinarità, non elude il confronto con i temi e gli autori centrali per la vicenda dell’uomo nella storia, mentre nella saggistica letteraria alcuni “eccellenti lettori“ affrontano i grandi scrittori del passato: Walter Binni rilegge Leopardi, Yves Bonnefoy rivisita la breve e intensa stagione lirica di Rimbaud, Olof Lagercrantz si misura con il capolavoro di Conrad “Cuore di tenebra“, Vasilij Rozanov propone un’originale indagine filosofica su Dostoevskij. Sul piano della metodologia si segnalano i volumi di Hans Robert Jauss (“Estetica e interpretazione letteraria“) e di Edoardo Sanguineti (“La missione del critico“), accanto alle lucide e affascinanti lezioni di Roger Caillois e Jean Starobinski.

Anche il dibattito politico-letterario dell'Italia contemporanea è presente con grande rilievo nei saggi di alcune delle voci critiche più vivaci, da Saverio Vertone a Paolo Flores d’Arcais, da Franco Fortini a Goffredo Fofi.


Con Pazzi e Pressburger alla Selezione Campiello

Una delle ambizioni di Marietti è “far entrare la teologia nelle biblioteche laiche e, viceversa, la cultura laica nella biblioteche religiose“. Anche per questo l’area religiosa e teologica, che nel nuovo assetto di don Balletto si sviluppa in diverse collane, propone commenti alle Scritture delle tradizioni ebraica e cristiana (Rashi di Troyes, Origene, Martin Lutero, Meister Eckhart), autori come Neher, Buber, Scholem e Wiesel e contributi per la comprensione dei tempi nuovi di Hans Küng, Bartolomeo Sorge, Bruno Forte ed Enzo Bianchi.

La collana tascabile “I Rombi“ propone, senza delimitazioni cronologiche, brevi saggi, generalmente nuovi per il lettore italiano; a voci del passato più o meno recente (Kracauer, Emerson, Bloch) si affiancano interventi sull’attualità politica di Paolo Flores d’Arcais e di John Gardner e Max Jacob sulla scrittura.

La collana di narrativa suggerisce voci spesso dimenticate, ma ricche di fascino, come quelle delle piccole patrie geografiche e culturali, dalla Bulgaria alla Svezia passando per gli scrittori della Mitteleuropa e, in particolare, del mondo ebraico orientale, come Sfurim e Aleichem.

Vengono inoltre scoperti e lanciati autori giovani e allora sconosciuti, tra i quali Roberto Pazzi (“Cercando l’imperatore“, premio Selezione Campiello 1985), Giorgio Pressburger (“La legge degli spazi bianchi“, premio Selezione Campiello 1989) e Carmine Abate (“Il ballo tondo“).


Nuova crisi e nuova ripresa

All’inizio degli anni Novanta nasce l’idea della “Biblioteca araba e islamica“, affidata a Khaled Fouad Allam, sociologo algerino dell’università di Trieste, mentre un comitato internazionale di esperti, formato da studiosi arabi e occidentali, viene chiamato a comporre la selezione dei titoli del «Corpus arabo-islamico», che si inaugura nel 1994 con Averroè, “L’accordo della Legge divina con la filosofia“.

Nel contempo Marietti stringe rapporti di collaborazione con diversi centri e istituti di ricerca italiani, come ’Istituto per le Scienze religiose di Bologna diretto da Giuseppe Alberigo, il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, il Centro Interdipartimentale di Studi sull’ebraismo e il cristianesimo, la Fondazione Collegio San Carlo di Modena.

Altre collane nascono dall’esperienza di studio e di ricerca di alcuni specialisti come Giancarlo Gaeta - che esplora diversi percorsi del cammino dello spirito attraverso le voci, tra le altre, di Weil, Zambrano e Tolstoj - e Piero Stefani, che dirige una collana dedicata alle principali preghiere delle diverse fedi.

Sul piano economico, dopo una crisi che mette a rischio la continuità dell’azienda, l’imprenditore Flavio Repetto, già noto per aver condotto un’opera di salvataggio dei marchi dolciari Elah, Dufour, Novi e Baratti-Milano, diventa presidente e azionista di maggioranza di Marietti e consente la ripresa della produzione editoriale. Si forma un comitato composto da Giorgio Doria, Alfio Filippi, Giuseppe Marcenaro, Gian Luca Potestà, Salvatore Natoli, Paolo Fontana, Sergio Pautasso e Franco Buzzi. Il coordinamento editoriale è affidato a Carla Villata.


Un decennio tra Milano e Genova

Nel 1996 viene nominato amministratore Giovanni Ungarelli, un’esperienza di dirigente alla Mondadori e alla Rizzoli, che aggiorna il marchio aggiungendo la data di fondazione della casa editrice (1820), amplia la rete distributiva (che, in continuità con il passato, resta alle Dehoniane di Bologna), riduce il numero delle collane e rilancia i tascabili.

Alla fine degli anni Novanta la maggioranza delle azioni viene acquistata da una società milanese e nel 2002 la casa editrice trasferisce la sede operativa nel capoluogo lombardo, dove rimarrà per un decennio, prima in via Vittor Pisani e poi in via Gaetano Donizetti. Giovanni Ungarelli assume anche la direzione editoriale; nella gestione dell’avvio milanese lo affianca Beatrice Costa, mentre la realizzazione dei volumi viene affidata alla cura di Carla Villata e Carla Palazzesi, storiche collaboratrici di Marietti e ora titolari dello studio editoriale genovese Arta. In questi anni, grazie a Gianluca Solla e Riccardo Panattoni, Marietti traduce Kantorowicz, Foucault, Blanchot, Didi-Huberman, Derrida e Zambrano; nel contempo Emmanuele Morandi porta la filosofia nei territori della sociologia con le voci di Archer, Donati, Michel e Bhaskar. Accanto all’attenzione per le diversità di accenti nel mondo cattolico – Mazzolari, Milani, Turoldo, Montini, Ratzinger, Giussani – la collaborazione con Marco Cassuto Morselli, che prosegue l’opera di Lea Sestieri, consente di pubblicare Benamozegh, Scholem, Neher e Buber e quella con Giancarlo Andenna e Gian Luca Potestà apre alla scoperta delle fonti storiche del cristianesimo medievale e dei rapporti con l’Oriente.


Il premio Comisso con la biografia di Vasilij Grossman

Nel 1999 Marietti inaugura, e nel corso degli anni porta a compimento, il progetto di traduzione del “Commento al Pentateuco di Rashi di Troyes“, mentre la collana delle Grandi Opere si arricchisce del “Nuovo Dizionario Patristico e di Antichità Cristiane“, frutto della collaborazione con l’Istituto Patristico Augustinianum di Roma.

Sul fronte della narrativa e della poesia, anche grazie a Davide Rondoni, vengono pubblicate le opere prime di alcune giovani promesse della poesia italiana e altre voci più note come Piero Bigongiari, Margherita Guidacci e Roberto Pazzi. Nel contempo, sul fronte della critica letteraria, Marietti si apre alla letteratura russa e nel 2009 vince il Premio letterario Giovanni Comisso con la prima biografia dedicata a Vasilij Grossman tradotta in italiano. Inizia in questa occasione anche la collaborazione con il filosofo Giovanni Maddalena, che porta in Marietti autori del pensiero filosofico anglosassone e americano.

Nel 2013 Marietti torna a Genova sotto la guida di Flavio Repetto, che affida il coordinamento editoriale a Paola Osso e dà vita a un Comitato scientifico composto da Enrico Berti, Enzo Bianchi, Sabino Cassese, Emanuele Colombo, Gigliola di Renzo Villata, Giancarlo Gaeta, Paolo Grossi, Giovanni Maddalena, Carlo Ossola, Samir Khalil Samir, Pietro Rescigno, Andrea Riccardi, Giuseppe Tesauro, Joseph H.H. Weiler.


Echi europei con Péguy, James e Santucci

Nei primi anni del secondo decennio del 2000 l’attività di Marietti valorizza le grandi voci della letteratura europea come Charles Péguy e Henry James, la scrittrice ligure Elena Bono e il milanese Luigi Santucci, che nel 1967 aveva vinto il Campiello con “Orfeo in Paradiso”, ripubblicato nel 2010 a cura di Daniele Piccini. Sulla “nuova vita” di questo libro Armando Torno aveva scritto sul Corriere della Sera del 28 giugno 2010: “Non si tratta di una semplice ristampa guarnita con il consueto saggio critico, si è fatto molto di più: partendo dal testo degli Oscar Mondadori del 1992, è stata utilizzata una copia chiosata a penna e appartenuta all’autore, nella quale vi sono microinterventi preziosi. Snellezze, eliminazione di errori di stampa, piccole correzioni di punteggiatura; il tutto, però, rivela una scrittura attenta, rimeditata”.

Nel contempo, gli studi di Emanuele Colombo osservano la storia della Chiesa da un punto di vista che si amplia sul mondo: il Seicento europeo di fronte all’islam, il cattolicesimo della Controriforma, le biografie dei santi moderni del nord America. La questione della responsabilità civile e sociale viene invece affrontata con gli strumenti del diritto, della sociologia e della filosofia. Marietti pubblica il “Diario di fabbrica” di Simone Weil, le relazioni all’Assemblea costituente di Piero Calamandrei e saggi di Enrico Berti, Paolo Grossi, Pierpaolo Donati, Giovanni Maddalena e Guido Alpa.


Marietti approda a Bologna

Nel dicembre 2017 Michele De Lillo, amministratore delegato del Centro Editoriale Dehoniano, acquista da Flavio Repetto il catalogo e il marchio di Marietti 1820.

Con il trasferimento a Bologna, per la casa editrice inizia un nuovo corso. Il Consiglio d’amministrazione affida a Roberto Alessandrini la direzione; il piano editoriale ridisegna un profilo culturale definito, anche sulla base del catalogo storico, da tre principali aree: filosofia, letteratura, scienze umane e sociali. Cambia radicalmente anche la veste grafica, realizzata da Simona Tonna di Tuna bites con un nuovo logo (l’immagine di un cavallo con cavaliere rielaborata da un’incisione rupestre svedese di 3200 anni fa), un solo font per le copertine e i frontespizi (Didonesque) e un solo font per gli interni dei volumi (Adobe Garamond), ridisegnati da Tonino Commissari. La redazione, l'impaginazione e la produzione vanno a Edimill, struttura del gruppo Il Mulino, la promozione a Emmepromozione e la distribuzione a Messaggerie.

I primi titoli arrivano in libreria nell’ottobre 2018; da allora Marietti 1820 ha proposto testi inediti di Giuseppe Pontiggia, Paolo Poli, Luigi Santucci, Alexandre Koyré, Roland Barthes oltre a tre racconti mai pubblicati delle “Mille e una notte“, ritrovati nella Biblioteca dell’Università di Strasburgo.

Nel campo della filosofia sono stati riproposti testi di Hannah Arendt, Martin Buber, Emmanuel Lévinas, Hans-Georg Gadamer, Jacques Derrida.

Le oltre trenta collane vengono ridotte e rinominate: “Agorà“ ospita testi di filosofia, “Le giraffe“ volumi di di storia, antropologia e scienze umane e sociali, “Le lampare“ scritti di letteratura e critica letteraria. Alla collana “Le bussole“, che in due diversi formati si occupa di manualistica universitaria, si affiancano le nuove collane tascabili di Marietti “I melograni“ e “Le madrepore“, trasversali tra i generi e in grado di ospitare sia testi di saggistica sia opere brevi di narrativa.

Nella “Biblioteca delle Grandi Opere“ compaiono, infine, gli scritti del sociologo Franco Ferrarotti in sei volumi, per oltre 5 mila pagine complessive.


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