Mimmo Lucà è stata una personalità significativa del cristianesimo sociale italiano. Vicepresidente nazionale delle Acli, parlamentare della sinistra democratica, ha partecipato attivamente alla nascita dell’Ulivo e del Partito democratico. Nei Cristiano sociali dalla fondazione, con Ermanno Gorrieri e Pierre Carniti, è poi divenuto il leader del movimento fino alla decisione dello scioglimento. Le sue battaglie parlamentari per ampliare i diritti sociali, orientare il sistema di welfare in senso comunitario, rispondere ai bisogni di cura e di assistenza di chi è più svantaggiato, sostenere l’associazionismo e ridefinire il ruolo dei patronati hanno prodotto riforme di rilievo. Un impegno appassionato e competente che ha dato concretezza alla scelta di campo compiuta da credente, in fedeltà alla Costituzione e al Concilio. Nella sinistra è stato un attore originale, e talvolta scomodo. Si è battuto per rinnovarla nella cultura, renderla plurale, più vicina agli ultimi, più coraggiosamente europeista. La coerente laicità si è coniugata con la convinzione che la fede religiosa, nel cambiamento d’epoca, possa contribuire a tenere insieme libertà ed equità, economia e solidarietà, diritto e uguaglianza sostanziale.Un convegno nazionale a lui dedicato, promosso dalla Fondazione Achille Grandi e dalle Acli, è stato l’innesco dei saggi che qui pubblichiamo. La testimonianza di Lucà, le sue idee, il suo impegno sociale e politico costituiscono un’eredità tuttora vitale, che può essere investita nel futuro.
Per la prima volta, sono qui oggetto di uno studio dettagliato il contesto ellenistico e il significato dei racconti dei sogni in Daniele 2 e 4 nella sua antica versione greca cosiddetta Old Greek. Non si tratta di una semplice traduzione letterale, perché rispetto alla sua fonte ebraico-aramaica introduce alcune variazioni lessicali attribuibili esclusivamente al traduttore, che hanno conseguenze a livello narrativo, esegetico, e persino teologico. Attraverso un’analisi filologica, esegetica e storica, chi legge viene trasportato in un mondo che intreccia patrimonio ebraico e pensiero ellenistico,stato di veglia e dimensione onirica, tra crolli di regni e incubi visibili, re ignari e angeli persecutori, saggi profeti e incapaci indovini.
Leone XIV, papa dall’8 maggio 2025, ha ricevuto dal conclave che lo ha scelto la guida della chiesa e un mandato: non oltraggiare l’eredità di Francesco e non replicarne il governo, in un tempo che gronda sangue. Il giornalismo, come sempre, si accontenta di dire che è stata la scelta più ovvia e lungimirante; i partiti della chiesa tentano di arruolare Prevost sulla base di una frase o del suo abbigliamento. Col rigore dello storico e una scrittura appassionante, Alberto Melloni racconta il passaggio drammatico da papa Bergoglio al pontefice delle Americhe.
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