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MARIETTI 1820 2020
SALA STAMPA

MARIETTI 1820, UNA STORIA DI LIBRI DA TORINO A BOLOGNA

La casa editrice ha avuto sede anche a Casale Monferrato, Genova e Milano

Con una visione editoriale, commerciale e tecnologica anticipatrice, Giacinto Marietti apre nel 1820 una libreria in via Po a Torino, sotto gli archi della Regia Università. Cinque anni dopo inaugura anche una tipografia e si impone sul mercato con libri religiosi e testi scolastici di successo. I primi anni di attività coincidono con il passaggio dalla tipografia artigianale all’editoria industriale. Le innovazioni tecnologiche si intrecciano con cambiamenti sociali e politici che fanno emergere i profili di nuovi lettori – le donne, i bambini e le classi operaie – e l’affermazione del romanzo come forma di espressione letteraria della società borghese.

Alla morte del fondatore, nel 1861, l’azienda passa nelle mani del figlio Pietro, che, in virtù della sua «intraprendenza» e «perizia tecnica», viene invitato a Roma per dirigere la Tipografia di Propaganda Fide, da lui riorganizzata fino a farla diventare nel 1865 la Tipografia Poliglotta Vaticana. L’attività tipografica e quella editoriale di Marietti procedono in parallelo, accomunate da una produzione essenzialmente liturgica. Alla morte di Pietro Marietti, nel 1875, la casa editrice passa al figlio Consolato e nel 1909 al nipote Edoardo.

Nonostante la grande depressione economica del 1929 e l’opera di censura e controllo intrapresa dal fascismo, Marietti è tra le realtà editoriali più attive e scommette con decisione anche sulla letteratura per ragazzi.

Distrutta da un bombardamento nel 1942, l’azienda viene ricostituita alla fine della guerra, nel 1946, a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, e l’attività viene affidata ai figli di Edoardo: Gian Piero, Annibale e Felice. Due anni dopo inizia la pubblicazione dell’opera omnia di san Tommaso d’Aquino, un progetto che, pur interrotto nel 1969, porta comunque all’edizione dei testi più importanti.

Agli inizi degli anni ’80 Marietti entra in una profonda crisi economica e di orientamento. La famiglia esce di scena e la trasformazione azionaria vede primeggiare alcuni imprenditori liguri. La direzione viene assunta dal sacerdote genovese Antonio Balletto, che trasferisce la sede a Genova e dà vita al nuovo corso elaborando un progetto culturale assieme al comitato editoriale, composto da Alberto Beniscelli, Vittorio Coletti, Gerardo Cunico, Lorenzo Perrone e Nino Podestà, e ad un gruppo di collaboratori e direttori di collana. Claudio Magris cura la narrativa, Adriano Prosperi si occupa di storia, Giovanni Miccoli di storia del cristianesimo. Nell’ambito degli studi religiosi portano il loro contributo Mauro Pesce, Pier Cesare Bori e Gianfranco Bonola, mentre Paolo De Benedetti è ispiratore della linea editoriale per quanto riguarda l’ebraismo.

Il catalogo si apre così alle grandi opere della filosofia, della cultura ebraica e islamica e della letteratura internazionale. In particolare, Magris dirige una collana di narrativa che è considerata tra le migliori prove culturali dell'editoria italiana del Novecento. Accanto a romanzieri tedeschi come Stifter, Fontane, Kracauer e ai grandi narratori yiddisch Sfurim e Aleichem, Marietti pubblica infatti scrittori di aree periferiche ma culturalmente vivacissime come la Bulgaria (Radicov, Stanev) e la Slovenia (Cankar), fa esordire autori italiani come Pressburger, Pazzi, Abate, Rizzi e perlustra una Mitteleuropa sconosciuta o imprevedibile.

In quegli anni la casa editrice propone anche le opere di autori centrali della filosofia europea del Novecento, come Gadamer, Ricoeur, Rosenzweig, Lévinas, Gilson, Jankélévitch, Blumenberg, Koselleck, Mancini e Austin e sviluppa l‘area del religioso e del teologico con opere di Rashi di Troyes, Origene, Lutero, Meister Eckhart, Neher, Meyendorff, Buber, Scholem, Wiesel, Küng ed Enzo Bianchi. Marietti lancia inoltre scrittori importanti, da Roberto Pazzi (“Cercando l’imperatore”, premio Selezione Campiello 1985) a Giorgio Pressburger (“La legge degli spazi bianchi”, premio Selezione Campiello 1989) a Carmine Abate (“Il ballo tondo”) e riserva grande attenzione al dibattito politico-letterario dell'Italia di allora con alcune tra le maggiori voci critiche: da Saverio Vertone a Paolo Flores d’Arcais, da Franco Fortini a Goffredo Fofi.

Nel 2001 la maggioranza delle azioni viene acquisita da una società milanese e Marietti trasferisce la sede operativa a Milano, conservando a Genova la sede sociale.

Nel dicembre 2017 il Centro editoriale dehoniano, proprietario delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), acquista il catalogo e il marchio di Marietti 1820.

Con il trasferimento a Bologna, per la casa editrice inizia un nuovo corso. Il piano editoriale ridisegna un profilo culturale definito, anche sulla base del catalogo storico, da tre principali aree: filosofia, letteratura, scienze umane e sociali. Le oltre trenta collane vengono ridotte e rinominate.

Cambia anche la veste grafica e viene ridisegnato il logo, l’immagine di un cavallo con cavaliere rielaborata da un’incisione rupestre di 3200 anni fa. I primi titoli arrivano in libreria nell’ottobre 2018 e da allora Marietti 1820 ha proposto testi inediti di Giuseppe Pontiggia, Paolo Poli, Luigi Santucci, Alexandre Koyré, Roland Barthes, oltre a tre racconti mai pubblicati delle “Mille e una notte”, ritrovati nella Biblioteca dell’Università di Strasburgo. In campo filosofico ha inoltre valorizzato testi di Hannah Arendt, Martin Buber, Emmanuel Lévinas, Hans-Georg Gadamer, Jacques Derrida.


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