Quella della frontiera adriatica è una storia di ferite non rimarginate. E il sangue negli ultimi anni è stato la ragione, quando non il pretesto, per fare della memoria della violenza un’arma politica e, sempre più spesso, ha trasformato il dibattito istituzionale in dolorosa mistificazione. A partire da questa lacerazione Gianni Cuperlo ha scelto finalmente di attraversare una storia che è sua da tanti punti di vista: di triestino, italiano, antifascista, comunista. Le pagine che ne sono emerse sono trasparenti e irradianti come cristallo: capaci di tenere insieme l’esperienza personale e un’attenta bibliografia. Così la frontiera ferita non è solo quella che attraversa il confine tra italiani e slavi, ma è il margine della stessa coscienza europea, segnata da una serie di conflitti che hanno permesso di costruire una democrazia internazionalista oggi chiaramente in crisi, ma che sta a noi continuare a immaginare.
Un controcanto tra due esseri anima questo poemetto muovendosi tra sfere elementari e connessioni digitali. È la storia di un amore in cui le voci degli amanti si rimbalzano fino a fondersi in un unico mantra ossessivo. Le lingue narranti di un uomo e una donnna abitano un magma di luci e ombre dove a restare è solo il loop equivoco di un amore, sopravvissuto nella precaria eternità di un pixel; dove il profilo di una Venere da remoto sbrana il suo amore e dal suo amore viene sbranata; dove, infine, l’addio è il rito di passaggio tra le radici del bene e del male di una mente sempre in bilico tra l’ossessione di un sentimento feroce e l’accettazione della perdita e della follia.
Yonnondio, parola ripresa da una poesia di Walt Whitman, e che nella lingua della tribù degli irochesi significa «lamento per una perdita», è la storia della famiglia Holbrook che poco meno di un secolo fa provò a credere nel sogno americano. La seguiamo in un percorso straziante quando, durante la Grande Depressione, si trasferisce dalle miniere di carbone delWyoming a una fattoria in affitto nel Nebraska, per approdare nei mattatoi e nei quartieri miserabili di Omaha, nel vano tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita. Otto capitoli narrati dalla piccola Mazie, la primogenita della famiglia, da Anna, la madre, e da un narratore onnisciente, che tuona implacabile contro la menzogna e incita alla resistenza politica.
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