Shimon è un calzolaio hassidico che cuce suole mentre sogna l’assoluto, lacerato tra la famiglia, la comunità e il richiamo a un’ascesa spirituale che diventa vertigine del sublime. Inseguendo la Shekinah – il luogo della presenza di Dio – intraprende un viaggio interiore oltre che geografico, dall’Europa orientale fino a Tiberiade e al Monte degli Ulivi. Sulle ali della Shekinah è un poema epico che attraversa la Bibbia, la mistica del Tiqqunei ha-Zohar (Correzioni dello Zohar) – il testo fondamentale della Cabala ebraica – e la tradizione hassidica con la tensione di un romanzo. Un’opera che non archivia il sacro ma lo rimette in gioco con inquietudine moderna. Ogni tappa del cammino si apre con una domanda senza risposta: il divino si raggiunge precipitando in se stessi o sporgendosi sull’oltre? La terra promessa è all’arrivo o è il percorso stesso? Un poema che parla di estasi e dubbio, una lettura postmoderna della ricerca di tutto il popolo di Israele e di ogni essere umano, continuamente diviso fra l’esilio e la terra promessa.
A sedici anni dalla prima edizione, Orietta Ombrosi rilegge e aggiorna il saggio che ha accompagnato la formazione di giovani studentesse e studenti di filosofia nel loro accostarsi al pensiero di Emmanuel Levinas. Il libro che nasce da questa rilettura appare come una disamina rivista e meditata delle catastrofi storiche del Novecento che risuonano, si riverberano e si rinnovano nel nuovo millennio. Il «fiasco dell’umano» diventa così il «fiasco del politico», la crisi di un sogno, quello europeo, sul quale si allungano le ombre di una cattiva coscienza: «la coscienza dell’immoralità». La strada è dunque davvero senza ritorno? È ancora nell’«umano», e nell’«umano» di Levinas, già da sempre votato all’altro, che Ombrosi individua nuovi, ma quanto mai antichi, sentieri di convivenza, capaci di condurre a spazi e orizzonti di umanità rimasti illesi.
Mimmo Lucà è stata una personalità significativa del cristianesimo sociale italiano. Vicepresidente nazionale delle Acli, parlamentare della sinistra democratica, ha partecipato attivamente alla nascita dell’Ulivo e del Partito democratico. Nei Cristiano sociali dalla fondazione, con Ermanno Gorrieri e Pierre Carniti, è poi divenuto il leader del movimento fino alla decisione dello scioglimento. Le sue battaglie parlamentari per ampliare i diritti sociali, orientare il sistema di welfare in senso comunitario, rispondere ai bisogni di cura e di assistenza di chi è più svantaggiato, sostenere l’associazionismo e ridefinire il ruolo dei patronati hanno prodotto riforme di rilievo. Un impegno appassionato e competente che ha dato concretezza alla scelta di campo compiuta da credente, in fedeltà alla Costituzione e al Concilio. Nella sinistra è stato un attore originale, e talvolta scomodo. Si è battuto per rinnovarla nella cultura, renderla plurale, più vicina agli ultimi, più coraggiosamente europeista. La coerente laicità si è coniugata con la convinzione che la fede religiosa, nel cambiamento d’epoca, possa contribuire a tenere insieme libertà ed equità, economia e solidarietà, diritto e uguaglianza sostanziale.Un convegno nazionale a lui dedicato, promosso dalla Fondazione Achille Grandi e dalle Acli, è stato l’innesco dei saggi che qui pubblichiamo. La testimonianza di Lucà, le sue idee, il suo impegno sociale e politico costituiscono un’eredità tuttora vitale, che può essere investita nel futuro.
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