A sedici anni dalla prima edizione, Orietta Ombrosi rilegge e aggiorna il saggio che ha accompagnato la formazione di giovani studentesse e studenti di filosofia nel loro accostarsi al pensiero di Emmanuel Levinas. Il libro che nasce da questa rilettura appare come una disamina rivista e meditata delle catastrofi storiche del Novecento che risuonano, si riverberano e si rinnovano nel nuovo millennio. Il «fiasco dell’umano» diventa così il «fiasco del politico», la crisi di un sogno, quello europeo, sul quale si allungano le ombre di una cattiva coscienza: «la coscienza dell’immoralità». La strada è dunque davvero senza ritorno? È ancora nell’«umano», e nell’«umano» di Levinas, già da sempre votato all’altro, che Ombrosi individua nuovi, ma quanto mai antichi, sentieri di convivenza, capaci di condurre a spazi e orizzonti di umanità rimasti illesi.
Quanti modi ci sono per parlare dell’economia di un paese? La parola letteraria e le analisi economiche, considerate spesso agli antipodi fra gli “strumenti” a disposizione degli intellettuali e degli studiosi per raccontare la storia,nel libro di Luigino Bruni trovano un terreno di sintesi e armonia nelle opere di Ignazio Silone, Carlo Levi e Giovannino Guareschi. E oggi? Le crisi contemporanee hanno ancora un lessico comune con le opere dei tre autori? Il libro va alla ricerca di categorie universali e di lunga durata che sappiano fare, con la letteratura, i conti in tasca al mondo.
Tra il 1956 e il 1964 Gershom Scholem tenne una serie di conferenze ai Colloqui di Eranos, ad Ascona, in parte rielaborate dall’autore e raccolte in questo volume pubblicato per la prima volta in Germania nel 1970. La sua straordinaria conoscenza della tradizione ebraica gli consente, in poche pagine, di costruire un’architettura tanto agile quanto chiara e approfondita dei concetti fondamentali dell’ebraismo, quali la concezione di Dio, la creazione, la rivelazione, la tradizione e la redenzione, e di seguire il loro sviluppo nella mistica ebraica. In questa nuova edizione, l’ampia e documentata introduzione di Saverio Campanini ricostruisce la vicenda editoriale del libro cogliendo uno degli aspetti più sofferti per Scholem: il rapporto con la lingua madre. Dopo la scelta del filosofo di vivere in Israele e la rinuncia alla cittadinanza tedesca, in equilibrio sul filo dell’identità era anche lui fra quanti «sanno di essere scrittori di lingua tedesca, ma di non essere “tedeschi”», come scrisse riferendosi a Freud, Kafka e Benjamin.
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