Dalla condanna dell’americanismo del 1899 all’elezione di John Fitzgerald Kennedy nel 1960, il volume attraversa sei decenni di storia del cattolicesimo statunitense ripercorrendo la vita e le opere del gesuita John Courtney Murray, restituendo i tratti di una comunità forgiata dalle esperienze migratorie e dalla pluralità etnica. Sullo sfondo, un movimento ampio e profondo che coinvolge tutta la società: il nativismo e l’anticattolicesimo, il Ku Klux Klan, le leggi sull’immigrazione degli anni Venti, la ricerca di alleanza fra l’episcopato e i ritmi imposti dal New Deal di Roosevelt.Con la diffusione di scuole, università e stampa cattoliche come strumenti di emancipazione e di accesso allo spazio pubblico emergono le tensioni fra la minoranza cattolica in ascesa e la cultura protestante dominante, ma anchei rapporti, talvolta conflittuali, tra la chiesa americana e Roma, fino alla vigilia del concilio Vaticano II. Un percorso che intreccia mobilità sociale, formazione culturale, appartenenza religiosa e cittadinanza, e indaga come fedi e culture diverse abbiano convissuto in uno stesso spazio pubblico.
Forever chemicals, composti chimici impossibili da distruggere, che durano per sempre. Così sono definiti i Pfas, una famiglia di circa 4000 composti diffusi in tutto il mondo e presenti in innumerevoli oggetti della vita quotidiana: padelle in Teflon, abbigliamento, imballaggi e cosmetici. Rilevato nel Po come sul Monte Rosa, l’inquinamento da Pfas è una realtà che ormai non può più essere sottovalutata. Un’inchiesta partita da Vicenza sta finalmente portando alla luce in Italia la reale portata di questo disastro, che giorno dopo giorno si delinea con sempre maggiore evidenza nell’intreccio fra le rivelazioni sugli aspetti criminali e la crescente preoccupazione per la salute pubblica. A renderlo ufficiale sono arrivate, a giugno del 2025, le prime condanne dei dirigenti industriali coinvolti nell’inchiesta, accusati di avvelenamento delle acque e disastro ambientale dolosi. Laura Fazzini, da anni impegnata nel lavoro di documentazione e comunicazione sulla contaminazione da Pfas, ricostruisce in questo libro l’intera vicenda con grande rigore e chiarezza, mettendo sempre al centro le donne e gli uomini che ne sono stati protagonisti. Impegnati sul fronte della scienza o della ricerca, della protesta o – ancora più dolorosamente – come cittadine e cittadini vittime delle sostanze inquinanti, in ogni capitolo il lettore ritrova i loro volti e le loro vicende. L’inchiesta del Tribunale di Vicenza ha dato voce alle vittime e un nome ai colpevoli, ma è solo in una nuova consapevolezza da parte delle istituzioni, delle aziende e dei cittadini che si potrà trovare il modo di arginare questo e altri futuri disastri ambientali.
Quella della frontiera adriatica è una storia di ferite non rimarginate. E il sangue negli ultimi anni è stato la ragione, quando non il pretesto, per fare della memoria della violenza un’arma politica e, sempre più spesso, ha trasformato il dibattito istituzionale in dolorosa mistificazione. A partire da questa lacerazione Gianni Cuperlo ha scelto finalmente di attraversare una storia che è sua da tanti punti di vista: di triestino, italiano, antifascista, comunista. Le pagine che ne sono emerse sono trasparenti e irradianti come cristallo: capaci di tenere insieme l’esperienza personale e un’attenta bibliografia. Così la frontiera ferita non è solo quella che attraversa il confine tra italiani e slavi, ma è il margine della stessa coscienza europea, segnata da una serie di conflitti che hanno permesso di costruire una democrazia internazionalista oggi chiaramente in crisi, ma che sta a noi continuare a immaginare.
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