A sedici anni dalla prima edizione, Orietta Ombrosi rilegge e aggiorna il saggio che ha accompagnato la formazione di giovani studentesse e studenti di filosofia nel loro accostarsi al pensiero di Emmanuel Levinas. Il libro che nasce da questa rilettura appare come una disamina rivista e meditata delle catastrofi storiche del Novecento che risuonano, si riverberano e si rinnovano nel nuovo millennio. Il «fiasco dell’umano» diventa così il «fiasco del politico», la crisi di un sogno, quello europeo, sul quale si allungano le ombre di una cattiva coscienza: «la coscienza dell’immoralità». La strada è dunque davvero senza ritorno? È ancora nell’«umano», e nell’«umano» di Levinas, già da sempre votato all’altro, che Ombrosi individua nuovi, ma quanto mai antichi, sentieri di convivenza, capaci di condurre a spazi e orizzonti di umanità rimasti illesi.
Quella della frontiera adriatica è una storia di ferite non rimarginate. E il sangue negli ultimi anni è stato la ragione, quando non il pretesto, per fare della memoria della violenza un’arma politica e, sempre più spesso, ha trasformato il dibattito istituzionale in dolorosa mistificazione. A partire da questa lacerazione Gianni Cuperlo ha scelto finalmente di attraversare una storia che è sua da tanti punti di vista: di triestino, italiano, antifascista, comunista. Le pagine che ne sono emerse sono trasparenti e irradianti come cristallo: capaci di tenere insieme l’esperienza personale e un’attenta bibliografia. Così la frontiera ferita non è solo quella che attraversa il confine tra italiani e slavi, ma è il margine della stessa coscienza europea, segnata da una serie di conflitti che hanno permesso di costruire una democrazia internazionalista oggi chiaramente in crisi, ma che sta a noi continuare a immaginare.
Per la prima volta, sono qui oggetto di uno studio dettagliato il contesto ellenistico e il significato dei racconti dei sogni in Daniele 2 e 4 nella sua antica versione greca cosiddetta Old Greek. Non si tratta di una semplice traduzione letterale, perché rispetto alla sua fonte ebraico-aramaica introduce alcune variazioni lessicali attribuibili esclusivamente al traduttore, che hanno conseguenze a livello narrativo, esegetico, e persino teologico. Attraverso un’analisi filologica, esegetica e storica, chi legge viene trasportato in un mondo che intreccia patrimonio ebraico e pensiero ellenistico,stato di veglia e dimensione onirica, tra crolli di regni e incubi visibili, re ignari e angeli persecutori, saggi profeti e incapaci indovini.
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