Tra il 1956 e il 1964 Gershom Scholem tenne una serie di conferenze ai Colloqui di Eranos, ad Ascona, in parte rielaborate dall’autore e raccolte in questo volume pubblicato per la prima volta in Germania nel 1970. La sua straordinaria conoscenza della tradizione ebraica gli consente, in poche pagine, di costruire un’architettura tanto agile quanto chiara e approfondita dei concetti fondamentali dell’ebraismo, quali la concezione di Dio, la creazione, la rivelazione, la tradizione e la redenzione, e di seguire il loro sviluppo nella mistica ebraica. In questa nuova edizione, l’ampia e documentata introduzione di Saverio Campanini ricostruisce la vicenda editoriale del libro cogliendo uno degli aspetti più sofferti per Scholem: il rapporto con la lingua madre. Dopo la scelta del filosofo di vivere in Israele e la rinuncia alla cittadinanza tedesca, in equilibrio sul filo dell’identità era anche lui fra quanti «sanno di essere scrittori di lingua tedesca, ma di non essere “tedeschi”», come scrisse riferendosi a Freud, Kafka e Benjamin.
Per la prima volta, sono qui oggetto di uno studio dettagliato il contesto ellenistico e il significato dei racconti dei sogni in Daniele 2 e 4 nella sua antica versione greca cosiddetta Old Greek. Non si tratta di una semplice traduzione letterale, perché rispetto alla sua fonte ebraico-aramaica introduce alcune variazioni lessicali attribuibili esclusivamente al traduttore, che hanno conseguenze a livello narrativo, esegetico, e persino teologico. Attraverso un’analisi filologica, esegetica e storica, chi legge viene trasportato in un mondo che intreccia patrimonio ebraico e pensiero ellenistico,stato di veglia e dimensione onirica, tra crolli di regni e incubi visibili, re ignari e angeli persecutori, saggi profeti e incapaci indovini.
Ben di rado, come negli ultimi anni, si è discusso pubblicamente di ecumenismo. Lo si è fatto, per lo più, a partire dal 2022, sull’onda della catastrofe ucraina, attraverso prese di posizione, articoli su periodici e quotidiani, interventi in rete, in genere per denunciarne la profonda crisi; talvolta, persino la conclamata inutilità o addirittura la dannosità, sullo sfondo del traumatico scenario bellico. Il tutto a sessant’anni dal concilio Vaticano II, che per la chiesa cattolica ha segnato un evidente cambio di passo nelle relazioni con gli altri mondi cristiani – fino ad allora guardati come minimo con estremo sospetto – grazie al decreto del 21 novembre 1964 intitolato Unitatis redintegratio. Questo libro riporta le riflessioni dedicate a tale documento fondamentale proposte durante l’ottavo convegno della Fondazione Pietro Lombardini, a partire dalla situazione preconciliare per giungere alle prospettive future del dialogo fra le chiese cristiane.
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