A sedici anni dalla prima edizione, Orietta Ombrosi rilegge e aggiorna il saggio che ha accompagnato la formazione di giovani studentesse e studenti di filosofia nel loro accostarsi al pensiero di Emmanuel Levinas. Il libro che nasce da questa rilettura appare come una disamina rivista e meditata delle catastrofi storiche del Novecento che risuonano, si riverberano e si rinnovano nel nuovo millennio. Il «fiasco dell’umano» diventa così il «fiasco del politico», la crisi di un sogno, quello europeo, sul quale si allungano le ombre di una cattiva coscienza: «la coscienza dell’immoralità». La strada è dunque davvero senza ritorno? È ancora nell’«umano», e nell’«umano» di Levinas, già da sempre votato all’altro, che Ombrosi individua nuovi, ma quanto mai antichi, sentieri di convivenza, capaci di condurre a spazi e orizzonti di umanità rimasti illesi.
Con Il fuoco si accende si chiude la trilogia di Jean Cayrol, Vivrò l’amore degli altri. Il lettore ha seguito il percorso erratico di Armand per le strade devastate del dopoguerra nel primo volume della trilogia, nel secondo l’ha vistoapprodare in uno spazio domestico dove lentamente scopre le forme di una vita emotiva, imitando, prima, l’amore degli altri e sperimentando poi la forza di una passione personale. Dall’esperienza della parola come unico principio di realtà, il protagonista raggiunge infine la conquista della coscienza. Ora è finalmente pronto a rifiutare la disperazione, a consegnarsi a una realtà piena di amore per la vita e a farsi autore della propria esistenza.
Philippe Chenaux ripercorre le tappe del cammino lungo due secoli, dalla Rivoluzione francese fino al concilio Vaticano II, che ha portato la chiesa cattolica a superare le sue posizioni antigiudaiche. Gli snodi principali della storia europea fanno da sfondo alla ricerca dell’autore su alcuni passaggi cruciali: la soppressione dell’associazione Amici di Israele nel 1928, le motivazioni all’origine dei «silenzi» di Pio XII, la resistenza della Santa Sede alle iniziative del dialogo interreligioso che si moltiplicarono dal secondo dopoguerra e infine le posizioni di Paolo VI. Il risultato è un affresco che mostra aspetti inediti, o illuminati da nuova luce, della storia delle relazioni ebraico-cristiane.
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