La domanda che dà il titolo a questo libro ha vita breve nelle sue pagine, perché fin dalle prime battute una risposta c’è già: sì, si può, l’esperienza stessa dell’autrice lo testimonia. Tuttavia la questione non viene meno, anzi, si profila nella sua complessità trasformandosi in «Come si può essere cattolici e femministi?». L’analisi di Julie Rubio prende avvio dalla riflessione sull’autenticità dell’essere umano: se per i femministi presuppone la scelta di essere fedeli a se stessi e per i cattolici il dono di sé, quale forma di equilibrio potrà trovarsi fra libertà e solidarietà? Da questo primo e imprescindibileinterrogativo l’autrice prosegue indagando i conflitti e le contraddizioni che ne derivano nei principali nodi dell’esistenza:sesso, lavoro, matrimonio, etica della vita e autonomia decisionale, genere, rapporti di potere, preghiera, appartenenza.L’ampia conoscenza della letteratura, la capacità argomentativa che suggerisce risposte pragmatiche a questioni complesse, l’attenzione scrupolosa al linguaggio fanno di questo libro un vero e proprio punto di riferimento, una via concreta verso un’appartenenza autentica alla fede cattolica anche nella lotta femminista senza se e senza ma.
In questo volume Cristina Giorcelli analizza tredici significative poesie di William Carlos Williams, proponendo un metodo di lettura che rende conto del programma perseguito e dei risultati raggiunti da questo modernista statunitense. W.C. Williams ha utilizzato ed esplorato l’idioma del suo paese nelle sue componenti sia visive, sia uditive, anticipando tutti i più importanti movimenti poetici degli Stati Uniti dalla metà del Novecento fino ai giorni nostri, contribuendo, così, efficacemente al vivace dibattito internazionale odierno sul significato e sul valore della poesia.
Suonare, mangiare, vestirsi, fare cinema, scrivere, parlare, produrre oggetti, pensare i rapporti fra stati alafranga o alaturka ha implicato scelte che si sono spinte ben al di là dell’esercizio teorico, ha guidato la riflessione di moltissime persone che spesso hanno fisicamente abitato e attraversato quell’area di condivisione che per secoli è stato l’Impero ottomano, poi Repubblica di Turchia, restituendo le memorie dei propri viaggi, imparando lingue, traducendo testi, componendo musica, dando vita a opere d’arte, modificando il paesaggio architettonico di città, misurandosi quotidianamente con il grande tema dell’identità, del concetto del sé e dell’altro all’interno e al di fuori dei confini del proprio paese.
Iscriviti alla nostra newsletter per essere informato su novità e approfondimenti
© 2025