Dalla condanna dell’americanismo del 1899 all’elezione di John Fitzgerald Kennedy nel 1960, il volume attraversa sei decenni di storia del cattolicesimo statunitense ripercorrendo la vita e le opere del gesuita John Courtney Murray, restituendo i tratti di una comunità forgiata dalle esperienze migratorie e dalla pluralità etnica. Sullo sfondo, un movimento ampio e profondo che coinvolge tutta la società: il nativismo e l’anticattolicesimo, il Ku Klux Klan, le leggi sull’immigrazione degli anni Venti, la ricerca di alleanza fra l’episcopato e i ritmi imposti dal New Deal di Roosevelt.Con la diffusione di scuole, università e stampa cattoliche come strumenti di emancipazione e di accesso allo spazio pubblico emergono le tensioni fra la minoranza cattolica in ascesa e la cultura protestante dominante, ma anchei rapporti, talvolta conflittuali, tra la chiesa americana e Roma, fino alla vigilia del concilio Vaticano II. Un percorso che intreccia mobilità sociale, formazione culturale, appartenenza religiosa e cittadinanza, e indaga come fedi e culture diverse abbiano convissuto in uno stesso spazio pubblico.
A sedici anni dalla prima edizione, Orietta Ombrosi rilegge e aggiorna il saggio che ha accompagnato la formazione di giovani studentesse e studenti di filosofia nel loro accostarsi al pensiero di Emmanuel Levinas. Il libro che nasce da questa rilettura appare come una disamina rivista e meditata delle catastrofi storiche del Novecento che risuonano, si riverberano e si rinnovano nel nuovo millennio. Il «fiasco dell’umano» diventa così il «fiasco del politico», la crisi di un sogno, quello europeo, sul quale si allungano le ombre di una cattiva coscienza: «la coscienza dell’immoralità». La strada è dunque davvero senza ritorno? È ancora nell’«umano», e nell’«umano» di Levinas, già da sempre votato all’altro, che Ombrosi individua nuovi, ma quanto mai antichi, sentieri di convivenza, capaci di condurre a spazi e orizzonti di umanità rimasti illesi.
Mimmo Lucà è stata una personalità significativa del cristianesimo sociale italiano. Vicepresidente nazionale delle Acli, parlamentare della sinistra democratica, ha partecipato attivamente alla nascita dell’Ulivo e del Partito democratico. Nei Cristiano sociali dalla fondazione, con Ermanno Gorrieri e Pierre Carniti, è poi divenuto il leader del movimento fino alla decisione dello scioglimento. Le sue battaglie parlamentari per ampliare i diritti sociali, orientare il sistema di welfare in senso comunitario, rispondere ai bisogni di cura e di assistenza di chi è più svantaggiato, sostenere l’associazionismo e ridefinire il ruolo dei patronati hanno prodotto riforme di rilievo. Un impegno appassionato e competente che ha dato concretezza alla scelta di campo compiuta da credente, in fedeltà alla Costituzione e al Concilio. Nella sinistra è stato un attore originale, e talvolta scomodo. Si è battuto per rinnovarla nella cultura, renderla plurale, più vicina agli ultimi, più coraggiosamente europeista. La coerente laicità si è coniugata con la convinzione che la fede religiosa, nel cambiamento d’epoca, possa contribuire a tenere insieme libertà ed equità, economia e solidarietà, diritto e uguaglianza sostanziale.Un convegno nazionale a lui dedicato, promosso dalla Fondazione Achille Grandi e dalle Acli, è stato l’innesco dei saggi che qui pubblichiamo. La testimonianza di Lucà, le sue idee, il suo impegno sociale e politico costituiscono un’eredità tuttora vitale, che può essere investita nel futuro.
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