Quanti modi ci sono per parlare dell’economia di un paese? La parola letteraria e le analisi economiche, considerate spesso agli antipodi fra gli “strumenti” a disposizione degli intellettuali e degli studiosi per raccontare la storia,nel libro di Luigino Bruni trovano un terreno di sintesi e armonia nelle opere di Ignazio Silone, Carlo Levi e Giovannino Guareschi. E oggi? Le crisi contemporanee hanno ancora un lessico comune con le opere dei tre autori? Il libro va alla ricerca di categorie universali e di lunga durata che sappiano fare, con la letteratura, i conti in tasca al mondo.
Mimmo Lucà è stata una personalità significativa del cristianesimo sociale italiano. Vicepresidente nazionale delle Acli, parlamentare della sinistra democratica, ha partecipato attivamente alla nascita dell’Ulivo e del Partito democratico. Nei Cristiano sociali dalla fondazione, con Ermanno Gorrieri e Pierre Carniti, è poi divenuto il leader del movimento fino alla decisione dello scioglimento. Le sue battaglie parlamentari per ampliare i diritti sociali, orientare il sistema di welfare in senso comunitario, rispondere ai bisogni di cura e di assistenza di chi è più svantaggiato, sostenere l’associazionismo e ridefinire il ruolo dei patronati hanno prodotto riforme di rilievo. Un impegno appassionato e competente che ha dato concretezza alla scelta di campo compiuta da credente, in fedeltà alla Costituzione e al Concilio. Nella sinistra è stato un attore originale, e talvolta scomodo. Si è battuto per rinnovarla nella cultura, renderla plurale, più vicina agli ultimi, più coraggiosamente europeista. La coerente laicità si è coniugata con la convinzione che la fede religiosa, nel cambiamento d’epoca, possa contribuire a tenere insieme libertà ed equità, economia e solidarietà, diritto e uguaglianza sostanziale.Un convegno nazionale a lui dedicato, promosso dalla Fondazione Achille Grandi e dalle Acli, è stato l’innesco dei saggi che qui pubblichiamo. La testimonianza di Lucà, le sue idee, il suo impegno sociale e politico costituiscono un’eredità tuttora vitale, che può essere investita nel futuro.
C’è tutta la poesia di Alberto Bertoni nella sua prosa delicata, dolorosa e ironica che racconta la malattia del padre Gilberto. L’Alzheimer, che cancella i ricordi dell’essere umano che abita, crea uno spazio di accoglienza per quelli di chi al malato sta accanto. E di ricordo in ricordo scorrono, sulla lunga durata della passione precoce dell’autore per la poesia, le corse dei cavalli e l’Inter, la vita famigliare e gli anni della formazione, i percorsi della parola e delle lingue, i maestri di letteratura e quelli di vita – o di entrambe. Episodi di storie particolari che si intrecciano ai grandi movimenti e mutamenti culturali di una generazione divisa tra quotidianità e sconvolgimenti. Attraverso Modena, «stanza di vita quotidiana», la Bologna degli studi e delle bombe e un Oltreoceano già oltre la soglia della rivoluzione tecnologica, il memoir di Bertoni è una continua danza sul filo dell’immanenza.
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